Beaujolais: tra il cuore e le stelle

Il Beaujolais è un terroir in bilico tra chi fa quantità e chi fa qualità, tra chi fa numeri e chi fa filosofia. Poi, però, ci sono anche degli astri che illuminano la strada.

Uno che va sicuramente ricordato è Marcel Lapierre, i cui vini Triple A ho conosciuto ed apprezzato già in Italia. Purtroppo non ho avuto la possibilità di visitare il suo Château a Morgon.

Ho invece avuto la fortuna di incontrare Anita Kuhnel, a Chenas, Domaine Anita, e Gregory Barbet a Saint-Amour, Domaine de la Pirolette. Questi due giovani produttori sono, in effetti, dei veri imprenditori del vino e fanno dell’alta qualità del prodotto la loro bandiera.

Domaine Anita

Le vigne scendono da Chenas, a ovest, in alto, la cappella della Madonna di Fleurie, a est, in basso, il mulino che dà il nome al cru Moulin-à-Vent.

In località Les Caves raggiungo la casa rurale di Anita Kuhnel, immersa nelle vigne di Gamay, rigorosamente allevate ad alberello e potate manualmente a gobelet.

Anita, nota in Francia per essere campionessa di ciclismo, prima ancora che vigneronne, mi accoglie con amicizia e mi guida tra le vigne fino a farmi scorgere il mulino, a valle.

Poi entriamo in casa e passiamo a degustare, in un clima di straordinaria semplicità, l’ottimo Chenas seguito dai due straordinari Moulin-à-Vent, il Reine de Nuit, con raccolta notturna per accrescerne la freschezza, e il Coeur de Vigneronne, con passaggio in legno, per completarne il già importante spettro olfattivo.

Si tratta di vini palesemente longevi, al contrario della maggior parte dei Beaujolais. Varrà la pena aspettare che evolvano in bottiglia, per apprezzarli al meglio.

Domaine de la Pirolette

Dopo una breve sosta rituale al Moulin-à-Vent, proseguo per Saint-Amour, già in territorio borgognone. Il villaggio è estremamente pittoresco, stretto attorno alla chiesa romanica di granito rosso, così come gran parte delle case.

Il Domaine de la Pirolette è situato in una bella villa di campagna, con vista superba verso gli altri cru del Beaujolais.

Gregory Barbet ci tiene a raccontarmi nel dettaglio dell’estrema varietà del terroir di questo villaggio, in epoche arcaiche “spiaggia granitica” del grande oceano che copriva la Borgogna.

La cantina è tradizione e innovazione, con storici graticci per la semicarbonica e botti ovoidali in cemento per l’affinamento.

Saint-Amour è oggi molto spesso ricollegato alla prassi di regalare, in tutta la Francia, una bottiglia dell’annata per San Valentino, eppure siamo di fronte ad una potenziale eccellenza. A La Pirolette si lavora per far emergere tutto questo, per evitare che Saint-Amour cada nel dimenticatoio, soptattutto su cuvée che meritano di affinare in bottiglia ben più a lungo.

Il vino è piacevolmente speziato e presenta una complessità non scontata. Probabilmente è, al pari di quello di Anita Kuhnel, un vino con buon potenziale di invecchiamento.

Ecco, questo della conservazione e dell’evoluzione in bottiglia è uno dei nodi cruciali del Beaujolais. Da una parte, si tende sempre a ricondurre tutto all’esperienza (infausta?) dei Beaujolais Nouveu, dall’altra, chi fa Morgon, Chenas, Moulin-à-Vent, Julienas e Saint-Amour ben sa che il gamay terziarizza in bottiglia ed è in grado di offrire profumi ed aromi che vanno dalla spezia al pellame.

Paradossale, in fondo… Il gamay, geograficamente cresce tra Borgona e Rodano e, a dirla tutta, sembra quasi una via di mezzo tra il Pinot Noir e il Syrah. l’anello di congiunzione tra Nord e Sud della Francia.

Vino e natura al Domaine des Ronze

Il Domaine des Ronze a Régnié-Durette, nel Beaujolais, è gestito da Frederic Sornin, vignaiolo indipendente molto attento alla ricerca e mantenimento dell’equilibrio naturale in vigna e in vinificazione. Degustiamo qui tre dei suoi vini, uno per ciascuna delle etichette prodotte:

Domaine Victor Sornin Beaujolais Lantignié Nature “Les Monthieux” SA

Paglierino tenue con riflessi verdolini.

Il naso delicato si compone di note di litchi, frutta esotica, fiori di acacia ed un fondo di erbe campestri.

In bocca è equilibrato, di buona freschezza e sapidità per un finale prolungato.

Solo acciaio. E’ uno Chardonnay in purezza di Lantignie, un papabile cru di Beaujolais riconosciuto come particolarmente vocato per vini bianchi.

Domaine des Ronze Regnié 2016

Il vino si presenta di un bel rosso rubino con riflessi violacei.

Al naso è intenso e regala ricordi di dolci note fruttate di fragoline di bosco, lamponi e caramelle alla banana per poi terminare con cenni di petali di rosa.

In bocca è dinamico e di grande equilibrio.

La freschezza dona a questa bottiglia un’ottima beva tipica dei vini di questa zona.

Il tannino è fine e ben integrato ed il finale è lungo e di rimando fruttato.

Domaine Frederic Sornin Morgon “Les Charmes” 2016

Il vino ha una piacevole veste di color rubino con ampi riflessi purpurei.

L’olfatto rivela una certa complessità che ricorda note fruttate, principalmente di susine rosse, affiancate ad un sentore ferroso che evoca i terreni rossi e blu di Morgon.

La bocca è abbastanza equilibrata, contraddistinta da una freschezza molto importante, tannini fini e comunque poco presenti.

Finale abbastanza lungo, con un ritorno minerale. Ancora un anno in bottiglia per avere il massimo da questo vino.

Beaujolais: alla scoperta di una grande cooperativa

Nel viaggio tra le diverse realtà del Beaujolais, trovo infine una grande cooperativa sociale, Vignerons de Bel air, oggi parte del gruppo di cooperative Vinessence.

philippe marx

Ho scelto di visitare una cooperativa per comprendere, capire se c’è una “terza via” che vada al di là del biologico con i suoi spettri, da una parte, e dalle luci ed ombre del business dei grandi domaine, dall’altra.

La cooperativa

Vinessence, a Saint-Jean-d’Ardières, poco fuori Belleville e non lontana dall’autostrada, è una realtà molto importante, come mi racconta, in italiano, il direttore Philippe Marx. Essa è in grado di far fronte alla richiesta di oltre 300000 bottiglie, destinate in gran parte al mercato interno sotto diverse forme. Le linee di produzione servono la grande distribuzione, le enoteche, i ristoranti e, come è prassi delle cooperative, anche gli stessi soci vignerons.

cemento ferro di cavallo

Le vigne, di proprietà dei singoli vignerons, sono controllate da un agronomo della cooperativa, che fornisce le linee guida e verifica la necessità dei trattamenti, provvedendo a tracciarli debitamente. La cooperativa è firmataria, fra l’altro del protocollo TerraVitis, atto a ridurre e controllare i trattamenti in vigna.

Il sistema delle cooperative sociali è, come avviene anche in realtà virtuose nostrane, un modo per incentivare la qualità in vigna dei singoli soci, la cui remunerazione dipende dalla qualità dell’uva conferita.

barriqueLa cantina

Tutta la lavorazione è effettuata presso la sede, dove arrivano i grappoli e sono lavorati mediante la classica macerazione semicarbonica del gamay. La fermentazione avviene in inox e stoccaggio e malolattica in vasche di cemento. Per alcuni Morgon e Moulin à Vent, ulteriore permanenza in pieces borgognogne.

L’imbottigliamento prevede sia la contestuale etichettatura in funzione del canale di vendita, sia la pratica della conservazione della bottiglia “nuda”. Essa è venduta successivamente senza etichetta ad etichettatori esterni, privati (un’azienda, un esportatore, un ristorante) o soci che intendono svolgere in proprio l’attività commerciale.

nouveau rosé blanc

Larga parte della produzione, circa il 70%, è ancora legata alla vendita del vino sfuso. I cru rappresentano ancora una percentuale relativamente bassa delle bottiglie in commercio e l’obbiettivo è crescere in quest’ambito.

cruLa degustazione

Passiamo nella boutique dove degustiamo il Beaujolais Village Nouveau, il Beaujolais Blanc da Chardonnay, il Beaujolais rosé da gamay, quindi tutti i cru: Chirobles, Brouilly, Cote de Brouilly, Régnié, Chenas, Julienas, Saint-Amour, Morgon, Morgon Py e Moulin à Vent, ciascuno davvero ben fatto.

top cru

Noto soprattutto l’ottimo Beaujolais Village Nouveau TerraVitis e il Morgon Py che, a dirla tutta, è il cru Beaujolais che preferisco.

botte interrata

Philippe mi racconta infine dell’interessante esperimento del vino sotterrato: una botte di Brouilly messa sotto terra sull’omonima collina e tenuta quasi due anni al buio e in assenza di ossigeno esterno, così come facevano i vignerons d’un tempo, quando erano costretti ad andare a lavorare lontano da casa nei periodi più neri. Si tratta di un progetto il cui ricavato va, fra l’altro, in beneficenza.

Termino la mia visita molto soddisfatto e sinceramente ottimista per quanto riguarda la qualità delle realtà cooperative.

Forse è la “via di mezzo”, quel volano che, se utilizzato in modo virtuoso, potrà garantire ad un territorio come quello del Beaujolais di sopravvivere e crescere.

Beaujolais: dove la grande sfida è il vino naturale

In Beaujolais la vigna è una sfida. Il gobelet è perfido, ti obbliga a stare chino, schiena spezzata a strappare le erbacce e a potare a mano le “corna” dell’alberello.

gobeletCerto è che la soluzione è diserbare, espiantare e mettere il cordone. Tuttavia c’è chi si oppone a tutto questo e persevera nella tradizione e cerca alternative di sostenibilità.

barrique zordan bertrandsGirando per i cru del Beaujolais mi imbatto in due vigneron che condividono la cantina. Si tratta di Les Bertrand e Château Grand Pré.

Les Bertrand e Château Grand Pré

Les Bertrand sono una famiglia che ha voluto intraprendere la strada della biodinamica. La vigna è curata come una figlia senza alcun trattamento, eccezion fatta per tisane da estratti vegetali di ortica e bardana.

Château Grand Préclaude zordan, della famiglia Zordan, dal cognome di chiara origine veneta, condivide la cantina con i Bertrand ed ha una sala di degustrazione confinante. Mi accoglie Claude, con l’empatia di un vecchio amico di bevute.

È lui a raccontarmi delle vendemmie perse degli ultimi due anni e della necessità di acquistare l’uva da terzi, pur nel rispetto dell’agricoltura biologica. Stessa sorte è toccata ai vicini Bertrand. La grandine ha devastato le vigne di Fleurie.

Le vigne si estendono tutt’intorno alla casa e sono belle, soprattutto alla luce dei parchi raggi del sole che bucano la grigia coltre delle nubi di questo inverno d’inizio anno.

La cantina è essenziale, con le sue vasche di cemento per la fermentazione semicarbonica e una piccola barricaia. Fuori, in un container a temperatura controllata, lo “sputnik”, Claude mi racconta dell’esperimento in corso per vinificare lo chardonnay in stile borgognone e, come in Borgogna, mi invita a bere dalla botte sia il vino che il mosto ancora in fermentazione.

I vini di les Bertrands sono austeri, spessi, di grande corpo e olfattivamente bisognosi di tempo per aprirsi. Più immediati i vini di Zordan, tra cui spiccano un interessante Fleurie Cuveé Spaciale, fine più corposo del consueto, e un ottimo Morgon, di grande corpo e con un naso importante di frutti in confettura, bocca fresca e tannini ruspanti.

Domaine des Ronze

ABGiungo a Régnié-Durette e incontro Frederic Sornin, vignaiolo indipendente al Domaine des Ronze. Mi racconta delle sue vigne, del lavoro manuale e di come sia duro mantenere l’equilibrio naturale.

beaujolais domaine des ronzeAnche Frederic lavora in biologico in vigna e in cantina. Il suo sogno è crescere in modo organico per promettere un futuro al figlio quattordicenne Victor che già lo affianca.

Gli chiedo se affitta camere o fa altre attività ricettive. No, mi risponde, non ce n’è il tempo. La vigna lo prende tutto. Magari, in futuro, chissà.

Assaggio il bianco che sta vinificando sui terreni di quello che si spera potrà essere il primo cru del Beaujolais dedicato allo chardonnay, il Lantignié e, soprattutto il Régnié, effetto “bottiglia col buco”, foss’anche per il fatto che l’abbiamo bevuta, anche qui, in un clima empatico raro.

 

 

Beaujolais: alla ricerca del vino degli Château

Il mio viaggio in Beaujolais inizia visitando alcuni Château storici della regione. Siamo a sud della Borgogna e, ne sono certo, questi grandi castelli sono produttori importanti, ma non rispecchiano l’essenza del Beaujolais.

chatelardIn ogni caso, queste visite mi permettono di comprendere meglio anche la storia e la storia dell’arte di questa regione che, ahimè, non è neppure riportata sulla maggior parte delle guide turistiche in lingua italiana.

Il tempo di gennaio mi riserva un cielo plumbeo, pioggia e vento a raffiche.

Château du Châtelard

Il primo produttore che incontro è Château du Châtelard, sito a Lancié, poco a est di Morgon, a sud di Fleurie e del Moulin-à-Vent di Romaneche-Thorins.

fleurie chatelardLa visita è interessante, soprattutto perché rappresenta, per me, il “battesimo” del Beaujolais. Così, posso vedere le vasche di cemento e i tini usati per la macerazione semicarbonica del gamay e la barricaia, prima di passare alla degustazione.

L’enologa, Aurelie de Vermont, figlia di un produttore del Beaujolais, vinifica in modo molto tradizionale e presenta, a mio avviso, delle buone esemplificazioni di tutti i cru. Molto piacevole il fruttato Fleurie, ma, al solito, preferisco Morgon, che è il più affine al mio gusto personale, insieme al Moulin-à-Vent.

La degustazione è interessante perché tocca anche le zone limitrofe di Puilly-Fuissé e del Maconnaise, con buone espressioni dello Chardonnay.

corcellesChâteau de Corcelles

Poco più a sud di Lancié mi imbatto per caso nello Château de Corcelles, maniero cinquecentesco assai severo, in mezzo alle vigne. Il castello è davvero molto pittoresco, nello stile dei castelli rinascimentali della vicina valle della Loira. Purtroppo, si può visitare ben poco.

In degustazione mi offrono un rosè ed un Brouilly molto fruttati.

pizayChâteau de Pizay

Il giorno successivo visito Château de Pizay, altro gioiello d’architettura rinascimentale, su fondamenta ben più antiche. Qui, il direttore Dufaitre mi racconta che l’azienda fa parte del gruppo assicurativo Groupama e conta ben 75 ettari di vigneto. Ciò detto, mi guida alla scoperta della bellissima cantina e, successivamente, mi spiega i vini e le differenze di terreno e terroir tra i vari cru.

pizay boutiqueLa visita è davvero coinvolgente, suffragata dalla degustazione svoltasi nei locali dell’elegantssima boutique, dove ciascun vino in vendita può essere assaggiato grazie alla presenza di erogatori automatici e relativi acquai per la pulizia del calice.

percorso didatticoLa bella sorpresa è, poi, il percorso autodidattico che è offerto ai visitatori del castello, che consente un avvicinamento al mondo del vino e ai concetti elementari della degustazione, grazie a dieci stazioni con prove pratiche visive, tattili, olfattive e gustative.

I vini di Pizay sono molto interessanti, soprattutto il Morgon Cuvee de Py. Pizay è, fra l’altro, il toponimo di riferimento per Py, la collina che sovrasta, a ovest, il castello.

Davvero interessante anche lo Chardonnay su suolo granitico del Beaujolais Village Blanc, con meravigliose freschezza e mineralità.

Il castello, circondato da un sontuoso giardino all’italiana, è anche un resort di lusso (afferente, tuttavia, ad una diversa società).

Aspettando il Beaujolais Nouveau

Fenomeno ormai quasi solo francese, quello del Beaujolais. L’idea del novello è tramontata, qui da noi, pare. E invece, in Francia, c’è ancora un certo interesse.

Sarà per via della qualità che, nonostante la brevità della macerazione carbonica, continua ad essere soddisfacente, sarà forse anche l’uso esclusivo del Gamay, il vitigno che più si presta, probabilmente, a rilasciare quegli aromi così pregnanti di frutta che hanno fatto la fortuna di questo vino allegro, conviviale, facile e tipicamente senza pretese.

La serata del Beaujolais Nouveau

Giovedì 16 novembre 2017 è la data ufficiale per la commercializzazione, in Francia: la “Soirée du Beaujolais Nouveau”.

Personalmente proverò volentieri, anche quest’anno, il vino di qualità che privilegia l’agricoltura pulita e senza l’aggiunta di solfiti “per non far venire il mal di testa”, come recitano le recensioni del Domaine de Nugues, già testato lo scorso anno.

Abbinamento? Ovviamente charcouterie francesce e nostrana e le immancabili castagne!

Se volete, qui trovate un elenco delle manifestazioni.